Rapporto di coppia: 5 consigli per vivere la relazione in modo duraturo ed armonioso


Rapporto di coppia: 5 consigli per vivere la relazione in modo duraturo ed armonioso

Avete mai sentito parlare della dopamina? …no?

La dopamina è il neuro-trasmettitore endogeno che viene rilasciato dal nostro mesencefalo quando ci innamoriamo. Questa sostanza, al vaglio degli studiosi da oltre un decennio, pare essere la diretta responsabile di quel sano e folle stato di euforia, che viviamo nei primissimi mesi di innamoramento. Purtroppo pero’, per quanto possa essere inebriante questa sensazione di invulnerabilità, il suo effetto, dopo poco tempo, tende a svanire.

Con il passare dei mesi – via via che il rapporto tra i due innamorati si intensifica – il cocktail di sostanze biochimiche prodotte dal nostro organismo non sortisce più gli stessi effetti poiché il nostro cervello, nel frattempo, tende ad assuefarsi alla loro presenza.

Quali strategie possiamo mettere in atto per sopperire a questo graduale appiattimento biochimico che nei primi mesi di innamoramento ci aveva fatto sentire tanto potenti, al punto di illuderci di essere diventati degli eroi dei fumetti? Abbiamo raccolto “5 consigli per vivere la relazione in modo duraturo ed armonioso” per non correre il rischio di veder naufragare il nostro rapporto di coppia:

1. IL RAPPORTO HA BISOGNO DI UN PO’ DI BUON “SANO” EGOISMO

egoismo

In una coppia, quel che è importante è rendere felici
se stessi e offrire questa gioia all’altro.
J. Salomé

Dal nostro punto di vista, al contrario di ciò che spesso ci capita di leggere sulle riviste, sul web o di ascoltare alla tv, la coppia che funziona è quella formata da due sani egoisti.

Per “sano egoista” intendiamo la persona che sa innanzitutto soddisfare le proprie esigenze: solamente chi ha imparato a stare bene con se stesso riesce a costruire legami soddisfacenti e gratificanti con altri.

Il sano egoista, evita di dare in modo indiscriminato e incondizionato – perché non ne sente il bisogno – ma dà secondo i meriti, costruendo così un rapporto equilibrato prima con sé stesso poi con il partner.

Quanto appena affermato potrebbe sembrare una speculazione filosofica fine a se stessa. Ma a livello pratico, come bisogna agire? Scopriamolo insieme!

2. TRASFORMARE IL DOVERE IN PIACERE

trasformare il dovere in piacere

Il rapporto di coppia non deve essere una fatica, un sacrificio, né tantomeno l’adempimento di un contratto.

Le relazioni umane non dovrebbero essere governate da regole, ma dal principio del piacere e del desiderio. La vita di coppia è un’arte assai complessa e impegnativa, ma non deve, per questo, trasformarsi in un sacrificio.

La condizione indispensabile per evitarlo è, come detto per il “sano egoismo”, saper stare bene con noi stessi, prima ancora che con gli altri.

Qualunque nostro gesto o comportamento che ci sforziamo di fare in favore del proprio partner, se lo viviamo come un “sacrificio”, tendiamo a rinfacciarlo alla prima buona occasione. E ogni cosa rinfacciata ne richiama un’altra…poi un’altra ancora.

Allo stesso modo, non si deve caricare la coppia di ciò che ciascuno di noi deve risolvere per conto proprio. Ad esempio, bisogna evitare di far pesare al partner i problemi che riguardano l’ambito professionale. In questo modo si renderebbe il compagno/a responsabile di ciò di cui non è. Lo stesso vale per i problemi con le proprie famiglie di origine: eventuali conflitti irrisolti con i propri genitori non vanno fatti pesare al partner. Poi si può discuterne assieme o concordare, se si è insieme, la tattica da usare.

Quindi evitate di fare o di chiedere troppo al vostro compagno. Qualunque sforzo eccessivo in una direzione o nell’altra, uccide il piacere.

3. EVITARE DI CONDIVIDERE TUTTO

buon sano egoismo

Moltissimi problemi coniugali si costruiscono intorno al mito del “dobbiamo condividere tutto”. Non possiamo condividere allo stesso modo tutto, perché biologicamente uomini e donne sono creature diverse. Proprio l’essere biologicamente diversi crea attrazione. L’autonomia ha un’importanza enorme perché, nella coppia felice, troviamo che l’uno dei due fa certe cose e l’altro ne fa delle altre, ciascuno per sé, dunque. Poi, separatamente, ognuno fa certe cose per l’altro, per il piacere di sé stesso oltre che per l’altro. Poi tutti e due fanno certe cose insieme. (M.Erickson – J.Haley, 1985).

4. NON DARE TUTTO PER SCONTATO

Piantina rapporto di coppia

Quante coppie esplodono perché si abbruttiscono, si siedono?

La moglie diventa un baule che vaga per casa perdendo la sua femminilità, dimentica l’arte della seduzione e non è più desiderabile. Il marito si appesantisce, impigrisce, si lascia completamente andare come se tutto fosse scontato. Smette di  corteggiarla, di essere attento. Adempie senza entusiasmo ai suoi doveri sessuali.

Tutto si trasforma. Gli amanti di un tempo finiscono per diventare due perfetti estranei.  Semplice routine.

È una piantina che non viene più coltivata né curata. Inevitabilmente, dopo un po’, morirà. Una coppia che funziona in realtà basa il suo equilibrio sulla reciproca paura di perdere l’altro: è questo la linfa vitale indispensabile alla coppia.

5. SFORZARSI DI NON DIRE TUTTO

non dire tutto

Le persone per bene, per definizione, sono quelle che dicono “tutta la verità, nient’altro che la verità” e, se non la possono dire, si sentono tremendamente in colpa. Nella coppia questo produce un formidabile autoinganno: “se non ci sono segreti, io conoscerò tutto di te e viceversa: ci potremo controllare a vicenda, ci sentiremo rassicurati e non avremo problemi“.

Ci sono delle cose che si devono omettere. Una verità, detta sia con buone che con cattive intenzioni, può essere peggiore di qualsiasi bugia.

Mark Twain, infatti, sosteneva che:

La verità è la cosa più preziosa che abbiamo. Economizziamola.

Se vuoi approfondire alcuni dei temi affrontati nell’articolo e molto altro ancora, ti invitiamo a leggere quanto segue:

IO LO FACCIO DA SOLA: ovvero quando il viaggio ci aiuta a combattere la paura della solitudine


IO LO FACCIO DA SOLA: ovvero quando il viaggio ci aiuta a combattere le paure

«Io lo faccio da sola…»: chissà quante volte ci sarà capitato di pronunciare questa frase, o per lo meno di pensarla. In quanti sono stati capaci di passare dalle parole ai fatti?
Una cosa è certa, il più delle volte fare cose da soli ci mette in grosse difficoltà. Ad esempio, avete mai pensato di partire per una vacanza da soli, oppure di partecipare ad una festa sulla spiaggia, o magari dopo una giornata passata a sciare, accettare un invito per un party sullo chalet? Ma non avendo nessuna persona al nostro fianco, i pensieri sono velocemente dilagati in domande allarmanti del tipo:

Cosa penseranno gli altri di me? Come potrò farmi avanti? E se nessuno volesse stare con me?

Ecco che così sono partiti i nostri inquilini segreti: i pregiudizi, le credenze, le paure che ci hanno limitato fino ad oggi nel nostro agire. Allora abbiamo abbandonato l’idea del viaggio, della festa e siamo restati a casa da soli a rimuginare o peggio ancora, a pensare che il mondo fosse ingiusto e che gli altri fossero fortunati e noi no!

Ma in fondo al nostro cuore, sapevano e sappiamo che non è così. Ma non abbiamo idea di come uscire dai nostri limiti e soprattutto: come cambiare. Eppure il cambiamento è una costante della nostra vita. Costantemente cambiamo e nello stesso tempo rimaniamo fedeli a noi stessi:

Ma se continuiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto, otterremo ciò che abbiamo sempre ottenuto!

Inutile, quindi, rimandare: il momento migliore per agire è ADESSO!

la-gestione-del-cambiamento

Cambiare non è semplice, ma certamente possibile. Per questo, abbiamo raccolto per voi, due suggerimenti pratici affinché il cambiamento prefissato diventi non solo possibile, ma inevitabile:

  • Hai paura delle novità, dato che paventi di perdere il controllo?
    Più ti ostini a mantenerlo, più è facile che lo perdi. Per aggirare l’impasse, adotta l’effetto paradosso, cioè “spegnere il fuoco aggiungendo la legna. Se vuoi dominare una paura, prova a calarti volontariamente nelle peggiori fantasie che la riguardano, ciò ti permetterà di controllare l’eventuale perdita di controllo.
  • Il fallimento ti spaventa, hai paura che gli altri ti giudichino quando ti vedono tutta sola?
    In questo caso dobbiamo mentire dicendo la verità. In altre parole capire che è normale che tutti, prima o poi, possano fallire nell’intento di piacere. Ragion per cui, è possibile che anche tu fallisca. In pratica: pianifica un piccolo errore, poiché un piccolo sbaglio pianificato ti difenderà da uno grande. E poi, non è forse vero che una piccola imperfezione ci rende più simpatici agli occhi degli altri?

Adesso invece, vi proponiamo i tre comportamenti da evitare assolutamente affinché una semplice paura non si trasformi in una fobia:

  • Primo: «Si tende ad evitare l’oggetto che fa paura. È normale, ma nel momento in cui ci rifiutiamo di affrontarla commettiamo il primo errore»;
  • Il secondo atteggiamento, anche questo istintivo ma sbagliato, è chiedere aiuto a qualcuno per superare la paura: «Non è una strategia efficace: se non la si affronta da soli, ci si convince di aver sempre bisogno di un aiuto per farcela»;
  • Terzo: «La persona tenta di controllare le proprie reazioni emotive con pensieri razionali, non ce la fa e questo non fa che aumentare la sua fobia».

la paura

La paura è dettata dall’istinto di sopravvivenza, è l’emozione che permette di non correre pericoli mortali, quindi attiva l’amigdala e i centri nervosi più antichi del cervello, responsabili di reazioni velocissime, come ad esempio farci riprendere l’equilibrio quando inciampiamo, sono reazione immediate, non controllabili e razionalizzabili». Per questo la paura è una sana reazione ma non dobbiamo permetterle di diventare fobia.

Pertanto vi invitiamo a fare una “esperienza emozionale correttiva” che sconfiggerà i vostri inquilini segreti e vi farà scoprire che fare le cose da soli ci dà il piacere d’una grande compagnia: la nostra.

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SEI STATA LASCIATA? Ecco 4 consigli strategici per rimettersi in pista sentimentalmente


SEI STATA LASCIATA? Ecco 4 consigli strategici per rimettersi in pista sentimentalmente

Quella che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo la chiama farfalla.
Lao Tse

La fine di un rapporto di coppia trascina con se dolore, frustrazione e un fortissimo senso di vuoto, simile a quello che si prova per il lutto di una persona. Molti sono gli studiosi che hanno concentrato le proprie ricerche su questo tema, e come è stato dimostrato, essere lasciati dal proprio compagno porta a compiere un percorso di elaborazione della perdita simile a quella del lutto. Il dolore si amplifica, ancor di più, quando uno dei due partner viene lasciato in modo del tutto inaspettato – come si suol dire “un fulmine a ciel sereno” – senza che quest’ultimo abbia la benché minima sensazione che le cose non vadano per il verso giusto.

La durata, l’intensità e le modalità di superamento, possono variare da persona a persona, e spesso questa fase di transizione, può perpetuarsi a lungo nel tempo con un investimento di forze e risorse davvero colossali. Quest’ultimo è un lasso temporale nel quale la persona lasciata, rimuginando sul passato, si inferisce ferite e tormenti dolorosissimi, che non fanno altro che allontanare la tanto sperata “guarigione” ed obbligare il compagno rimasto solo, a guardarsi nel profondo, per comprendere le ragioni che hanno portato alla chiusura del rapporto sentimentale.

Nel tentativo di rendere questa fase di transizione, meno lunga e dolorosa possibile, di seguito, abbiamo raccolto quattro semplici mosse per superare la fine di una storia d’amore e scongiurare definitivamente la malinconia dell’abbandono:

FREQUENTA NUOVI LUOGHI E CERCHIE DI AMICI

Sei rimasta sola, non avendo coltivato amicizie durante la tua relazione? Comincia a pensare a cosa faresti se di punto in bianco ti dovessi trasferire in una nuova città. Studia tutti i luoghi e i posti frequentati da persone simili a te (circoli, palestre, caffè etc…). MA ATTENZIONE: evita categoricamente i luoghi classici di incontro: sono solo per sfigati!

SEI STATA LASCIATA? Ecco 4 consigli strategici per rimettersi in pista sentimentalmente

DILETTATI IN CIÒ CHE TI PIACE VERAMENTE

Ora che sei sola, cioè libera di fare e disfare a tuo piacimento le giornate, concentrati nel coltivare i tuoi talenti, migliorando in tutto ciò che ti è possibile. Perciò riprendi in mano la tela e i pennelli che hai “parcheggiato” sotto metri di polvere in soffitta, oppure torna a mettere in attività i ferri e i gomitoli che la nonna ti ha insegnato ad utilizzare quando eri piccola, e dai libero sfogo alla tua creatività. E ricorda che: quando non si cerca di cambiare in meglio, automaticamente si peggiora.

SEI STATA LASCIATA? Ecco 4 consigli strategici per rimettersi in pista sentimentalmente

DAI UNA NUOVA IMMAGINE DI TE

Comportati come se tu fossi un “gioiello” e non come bigiotteria, altrimenti è così che ti tratteranno. Comincia a rivedere il tuo aspetto, rendi liscia la tua pelle, lucenti i capelli e le labbra più carnose: in altre parole, rendi il tuo corpo il più piacevole possibile, poiché sentirsi desiderata fa davvero bene! E ricorda, come scriveva Carlo Dossi:

Dove gli occhi van volentieri, anche il cuore va, né il piede tarda a seguirli.

SEI STATA LASCIATA? Ecco 4 consigli strategici per rimettersi in pista sentimentalmente

LASCIATI CORTEGGIARE

Aspettati che tutti i nuovi maschi che incontrerai nella tua strada, subiranno il paragone con l’ex che non c’è più, che proprio per questo, ti sembrerà migliore. Se si segue questa naturale reazione si tende a castrare qualunque nuova occasione, mentre è importante dare possibilità, che non vuol dire concedersi ma lasciarsi corteggiare, anche perché come scriveva Cesare Pavese:

Si può stare da soli solo se qualcuno brama per te.

SEI STATA LASCIATA? Ecco 4 consigli strategici per rimettersi in pista sentimentalmente

Adesso che sei a conoscenza dei nostri consigli, non devi far altro che smettere di rimuginare su “ciò che è stato”, e tornare ad essere protagonista della tua vita perché come diceva Lou Reed:

La vita è troppo breve per concentrarsi sul passato. Guardo piuttosto al futuro.

Se vuoi approfondire alcuni dei temi affrontati nell’articolo e molto altro ancora, ti invitiamo a leggere quanto segue:

4 consigli strategici per gestire l’ansia della crisi economica


4 consigli per gestire l'ansia della crisi economica

A seguito della crisi economica che attanaglia da circa un decennio il nostro paese, con devastanti risvolti sul piano economico/politico, reiterati sono stati i casi registrati nei nostri interventi aziendali, in cui la recessione economica, ha generato effetti negativi che si sono ripercossi sulla salute fisica e mentale dei lavoratori, con un significativo e costante aumento dell’intensità di disturbi legati alla depressione e all’ansia.

Se anche voi vi sentire rappresentati da questa condizione e avete la sensazione di non farcela, non disperate! Di seguito vi riportiamo 4 consigli strategici per gestire l’ansia della crisi economica che, siamo sicuri, vi potranno essere d’aiuto per guidare il momento in cui vi trovate.

1. I mass media e la profezia che si autoavvera

L’azione dei media è quella di far accadere le cose piuttosto che di darne conoscenza
Marshall McLuhan

Riviste, telegiornali e mass media in generale, non fanno che altro “bombardarci” letteralmente di notizie sulla crisi economica e sui livelli sempre più alti di disoccupazione. Notizie di questa portata, esercitano inevitabilmente un impatto negativo sui nostri pensieri e sulle nostre credenze, andando ad alimentare un circolo vizioso di ansia e preoccupazione.

Cosa accade quando la paura e la preoccupazione prendono il sopravvento nella nostra mente?

Nell’esatto momento in cui la persona si costruisce una particolare credenza, tutti i suoi atteggiamenti e comportamenti, in maniera del tutto inconsapevole, saranno orientati verso la ricerca di tutti quegli elementi o aspetti che vanno a confermare la credenza stessa (profezia che si autoavvera), innescando un circolo vizioso di pessimismo e negativismo.

Per esempio, una persona che rinuncia alla possibilità di un colloquio perché scoraggiato dai messaggi pessimistici trasmessi in tv circa le ridotte opportunità di lavoro in Italia. Tale atteggiamento di rinuncia, conduce la persona a sperimentare ancora di più una sensazione di impotenza, mancanza di autostima e ad avvallare la credenza che la crisi economica stia ormai imperando e per cui vale definitivamente la pena interrompere ogni tentativo di ricerca di soluzioni efficaci. Conoscere meccanismi di questo tipo può essere utile per evitare di essere vittime inconsapevoli della paura e a cercare di indirizzare diversamente le nostre energie.

2. Creati una rete di supporto per gestire l’ansia della crisi economica

Sarai triste se sarai solo.
Ovidio

Il fatto di aver perso un lavoro o di non riuscire a trovarne uno, può portare, senza che la persona se ne renda conto, a isolarsi dalla rete di colleghi o amici costruita fino ad ora e ad adottare un atteggiamento di chiusura nei confronti del mondo. Talvolta, questo comportamento è accompagnato dal desiderio di non svelare agli altri le proprie debolezze, le proprie paure o preoccupazioni. In realtà, come accennato prima, rispetto alla profezia che si autoavvera, atteggiamenti di chiusura verso il mondo non fanno altro che incrementare il senso di solitudine e la visione pessimistica della situazione che si sta vivendo, trovando una conferma del fatto che non esiste una via d’uscita. Costruire o ricostruire una rete di contatti, è invece un passo molto importante da fare, perché sono numerosi gli studi che dimostrano, che in condizioni di stress o in presenza di problemi, una solida rete sociale su cui contare, contribuisce ad incrementare una generale sensazione di benessere. Inoltre, come afferma il vecchio “detto”, “l’unione fa la forza”, coltivare i contatti con amici e conoscenti, concretamente, aumenta la probabilità di trovare opportunità lavorative, condividere e realizzare progetti, nonostante le difficoltà esistenti.

3. Scarica ansia e stress

Nei momenti di maggiore tensione e nervosismo, trova un modo per poter “scaricare” energie e pensieri negativi. Scrivere della rabbia che si sta provando, fare attività fisica, uscire a fare una passeggiata, per quanto possano sembrare attività banali, aiutano a canalizzare le emozioni negative in maniera adeguata e a rigenerarsi. In particolare trasferire la rabbia sulla carta si è dimostrata, a seguito di una continua ricerca intervento, una tecnica efficace per la risoluzione di molte problematiche generate da questa prorompente sensazione. Scrivere rallenta il flusso di pensiero e seda l’agitazione, è come un canale naturale per depurare un acquitrino stagnante.

4. Procedere in maniera flessibile per obiettivi

Sulla scia di quanto finora scritto, è fondamentale, infine, non perdere di vista i propri obiettivi. Per quanto, la situazione possa essere oggettivamente difficile, porsi degli obiettivi quotidiani o mensili (ad esempio: tre colloqui in un mese, proporre un’idea lavorativa da sviluppare con colleghi e amici…) aiuta a non sperimentare la sensazione di essere alla deriva, vittima degli eventi. In un periodo come questo essere scartati è la regola non l’eccezione, quindi è bene prepararsi al peggio ed è bene concedersi di venire respinti evitando di associare il rifiuto ad una mancanza di capacità.
È importante, anche, evitare di essere eccessivamente rigidi quanto piuttosto usare un atteggiamento flessibile: questo può esserci utile anche per modificare gli obiettivi che abbiamo individuato in base ai cambiamenti contingenti. I fallimenti, gli ostacoli e le difficoltà saranno sempre presenti nella vita, nessuno ne è immune ma per ogni problema esiste una soluzione.

Ogni problema profana un mistero: a sua volta il problema è profanato dalla sua soluzione.
E.M. Cioran

A cura di Cristina Nardone e Simona Lauri

Per saperne di più:
L’azienda vincente; M. Cristina Nardone, R. Milanese, R. Prato Previde, Ponte alle Grazie, 2012;
• Problem Solving Strategico da Tasca; Giorgio Nardone, Ponte alle Grazie, 2009.

Come superare la paura del colloquio di assunzione


Come superare la paura del colloquio di assunzione

Continuando il nostro cammino alla conquista di un lavoro, superato il primo ostacolo, ovvero dopo avere attirato l’attenzione del nostro incaricato della selezione del personale con il Curriculum vitae accattivante ed essersi assicurati l’opportunità di un primo colloquio conoscitivo, si presenta l’ostacolo successivo: l’incontro vis-à-vis col presunto futuro datore di lavoro o chicchessia a farne le veci.

La data e l’orario del colloquio sono stati definiti e comunicati via mail, a breve dovremo convincere il nostro interlocutore che quel posto di lavoro è proprio adatto a noi, che nessun altro potrebbe ricoprirlo altrettanto bene quanto noi!

Un gioco da ragazzi…. soprattutto se quel lavoro lo si è svolto per anni e si è acquisita un’esperienza tale da distinguerci o se si è studiato così tanto da poter argomentare e convincere anche un mulo della nostra capacità. A mettere lo zampino e a farci inciampare sulle nostre sicurezze, però, arriva inaspettato un qualcosa di talmente naturale ma altrettanto sconosciuto di nome PAURA.

Giunta inattesa la felice notizia, all’entusiasmo si sostituisce una strana sensazione, un qualcosa che fa trascorrere notti pressoché insonni e che rende agitate le ore che ci separano dal momento fatidico. Esattamente quella stessa sensazione che durante gli anni di scuola annebbiava i giorni prossimi all’interrogazione, sino a rendere pessima l’ esposizione, nonostante ore ed ore di studio stimolato proprio da quella stessa paura.

Sappiamo che la paura non è in sé una condizione patologica per l’organismo, anzi questa è essenziale, è ciò che ci protegge e adatta il nostro corpo ai cambiamenti e agli stimoli esterni attraverso riposte fisiologiche. Se non esistesse la paura, di fronte a stimoli minacciosi, non metteremmo in atto alcun tipo di risposta difensiva:

“L’uomo che non prova mai paura è perduto” (L.F. Céline).

A questo punto, com’è possibile superare la paura di un colloquio di assunzione?

La paura è quindi naturale e ci deve stare, ma, quello che la rende disfunzionale, è il nostro modo di gestirla, razionalizzarla, scacciarla, etc… Ci sono molti modi per cercare di allontanare la paura: evitare, ragionare, chiedere aiuto, cercare di controllare le reazioni fisiologiche legate a questa sensazione. Analizziamoli uno ad uno.

Sulla base dell’ansia generata dalla notizia di un prossimo colloquio di assunzione, potrei pensare di rimandarlo di qualche giorno, credendo che, con un po’ di tempo in più, l’ansia si allenti. Nulla di più sbagliato! Evitare una situazione che ci spaventa ci dà la conferma del fatto che non siamo in grado di affrontarla. Risultato: la paura anziché diminuire aumenta e pure in maniera esponenziale: mi presenterò al colloquio ancora più terrorizzato e agitato!

Oppure, di fronte al timore, vuoi di fare brutta figura di non spiccicare parola o di non essere preso in considerazione e via dicendo, potremmo nei giorni antecedenti l’appuntamento, cominciare a ragionare con l’intenzione sana di ridurre questo stato di preoccupazione: immaginarsi possibili domande, preparare possibili risposte ma così facendo si finisce per entrare in un labirinto senza fine.
La domanda potrebbe essere quella ma potrebbe essere anche differente e d’altro canto la mia risposta potrebbe essere corretta ma potrebbe, pure, essere riformulata in maniera migliore…. così si va avanti all’ infinito ingigantendo all’infinito l’angoscia per la varietà di possibilità che si aprono a dismisura, sino a toccare con mano che niente risulta come si era immaginato.

Non è raro poi il caso della richiesta di aiuto: chiedere alla mamma, all’amica, al fratello di essere accompagnati al colloquio di lavoro diventa un modo per rassicurare se stessi; se qualcosa andrà storto ci sarà subito qualcuno pronto a consolare. Avete pensato che a presentarsi in coppia non si fa proprio una bella figura ? l’idea che si crea di noi è sicuramente quella di persone poco capaci a destreggiarsi in situazioni di difficoltà venendo così scartati dall’anelato posto di lavoro.
A parte questo, che già è tanto, appoggiarsi su qualcuno ha effetti non solo sugli altri ma soprattutto su noi stessi, sapete come? La persona che ci accompagna ci passa inconsapevolmente due messaggi: uno sicuramente positivo: ti aiuto perché ti voglio bene, l’altro più subdolo e nocivo: ti aiuto perché da solo non saresti in grado.
E’ come se ci dicesse io ti sono accanto perché da solo non ce la fai. Effetti catastrofici sull’autostima!
Per finire la reazione più classica e ordinaria, spesso alimentata dal senso comune e dalla cattiva informazione, è quella che spinge a cercare di rilassarsi, a respirare profondamente, a cercare di scacciare il pur minimo sentore di timore.

Sono lì che aspetto il mio turno, il cuore batte forte , le mani divengono fredde ed io comincio a controllare il mio respiro, deve essere calmo, la sudorazione deve scomparire, etc. Chi fa questo non ha ben chiaro una cosa basilare: la mente umana è guidata da un meccanismo paradossale. Più si cerca di allontanare una reazione e più la stessa si alimenta sino a travolgerci come un fiume in piena. Non è un caso che CHI SOFFRE DI ATTACCHI DI PANICO metta in atto sistematicamente questa “tentata soluzione” inadeguata al superamento del momento critico e che proprio questa soluzione sia ciò che contribuisce ad alimentare ed aggravare il problema.
COME UNA MARIONETTA ROTTA CON GLI OCCHI RIVOLTI VERSO L’INTERNO L’ATTENZIONE NON SARÀ PIÙ INDIRIZZATA AL MOMENTO DELLA PRESENTAZIONE DI SÉ MA ALLE REAZIONI CHE DIROMPONO DENTRO, PROPRIO IN VIRTÙ DEL NOSTRO SFORZO DI FRENARLE. Risultato? un attacco di panico seduta stante, lì di fronte al potenziale capo che non lo sarà più.

Ci permettiamo allora, sulla base di quanto esposto, di darVi qualche piccolo suggerimento nei confronti di quella cosa così sconosciuta che è la paura, per evitare di far scomparire le vostre capacità dietro il velo dell’emotività. Come detto la paura è sana, è fisiologica e, se si mantiene a livelli moderati, rappresenta la spinta che ci porta a fare e a migliorare. Per tenerla al di sotto della soglia critica basta lasciarla andare, evitare di combatterla, portarla con sé come l’ombra che, nonostante sia sempre presente, alla fine sparisce dalla vista ed è come se non ci fosse più. E se poi si è ancora agitati di fronte all’interlocutore perché nasconderlo, il nostro punto debole può trasformarsi nel nostro punto di forza. Dichiariamolo!

“Mi sento molto emozionato, mi perdoni se la mia voce sarà bassa e tremante ma sono troppo orgoglioso di essere qui e di parlare con Lei…” o qualsiasi altra formula che vi sia più congeniale.
Sarete voi a scoprire personalmente gli effetti di questa dichiarazione!

E ricordando le parole di Paolo Borsellino:

“E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.”

Per saperne di più:

L’azienda vincente; M. Cristina Nardone, R. Milanese, R. Prato Previde, Ponte alle Grazie, 2012;
• Problem Solving Strategico da Tasca; Giorgio Nardone, Ponte alle Grazie, 2009.

Come scrivere un curriculum vitae accattivante


Creare Curriculum vitae vincente

Curriculum vitae come strumento di lavoro

Vi ricordate, nel nostro primo articolo vi abbiamo invitato a cogliere la sfida del cambiamento poiché come ben sappiamo non bastano i buoni propositi perché le cose cambino.
Avevamo proposto di darvi qualche strumento concreto per cambiare il modo di agire, per supportare anche coloro che, travolti dal cambiamento vorranno cambiare e realizzare i propri obiettivi.
Nell’invitarvi ancora a partecipare con i vostri commenti o domande, vi lascio con i nostri suggerimenti per scrivere un curriculum vitae accattivante.

Ciò che scriviamo non sono fantasticherie del primo venuto ma il frutto di un rigoroso e ventennale lavoro di ricerca-intervento svolto da ‪Nardone Group‬, che dal 2001 con la sue attività e la sua presenza è diventato il punto di riferimento per l’evoluzione del Problem Solving e della Comunicazione Strategica.

“Nulla è più invisibile dell’ovvio”.

Il primo nostro biglietto da visita nella ricerca di un posto di lavoro è il Curriculum che il più delle volte deve essere inviato attraverso email, come la nuova tecnologia comunicativa ci impone. Chiunque voglia mettersi in gioco nel moderno mondo del lavoro deve passare da lì, ogni offerta di lavoro che sia scritto su giornale o sul web specifica “inviare curriculum all’indirizzo email……..”

Fatta questa premessa pensiamo per un attimo a coloro che si trovano dall’altra parte e che sono incaricati alla selezione del personale, l’imprenditore, un delegato interno o una agenzia di ricerca personale.
Ogni giorno queste persone hanno centinaia di email provenienti da ogni dove e non possiamo essere così ingenui da pensare che possano analizzare nei dettagli tutti i contenuti di quelle mail.

Nella nostra esperienza di selezione del personale, almeno l’80% dei messaggi che abbiamo ricevuto erano inadeguati, ed un buon 50% assolutamente scadenti e poco professionali. Siamo d’accordo che tutti andiamo sempre più di fretta, ma tra comporre un buon e-mail ed uno scadente c’è una differenza di una manciata di secondi. Inoltre Scrivere e-mail efficaci aumenta il valore della Vostra comunicazione, e dà un’immagine positiva e professionale di Voi stessi.
Oscar Wild diceva che “solo i superficiali non giudicano dalle apparenze”, un vecchio motto pubblicitario americano affermava “non avrai nessuna seconda occasione per dare una buona prima impressione”, il che significa che se vogliamo che il vostro curriculum vitae venga preso in considerazione e non scartato a priori la prima cosa da fare è evitare tutte quelle frasi proforma e insignificanti che vengono scritte nell’oggetto della mail atte a promuovere la nostra candidatura.

L’OGGETTO DELLA MAIL È LA SINTESI di ciò che viene proposto è quasi come uno slogan che parla e dice molto di voi, eppure spesso non è che uno spazio lasciato in bianco, oppure riempito con parole del tipo:

  • Invio candidatura (si ma per quale profilo?) – Curriculum vitae per posto di lavoro (quale ?)
  • Invio CV per lavoro – Auto-candidatura ( ?) – Assunzione ( ?) – Risposta annuncio lavoro. ( ?)

L’OGGETTO è il primo elemento che il destinatario vede ancora prima di aprire il messaggio, per questo dovrebbe essere breve (massimo 6-12 parole), contenere il succo del messaggio che il destinatario sta per aprire e dovrebbe invogliare l’utente a continuare a leggere, prima di… cestinarlo.
Eccovi alcuni esempi:

  • Marco Rossi, candidatura event manager, giovane ma esperto, ambizioso ma umile.
  • CV Rosa Rossi, operaia stiratrice in mobilità, precisione ed esperienza.

Bene, dopo aver creato un oggetto che catturi l’attenzione e incuriosisca, passiamo allo step successivo ovvero: IL CORPO DELLA MAIL.

Il saluto è d’obbligo, rivolgerci al destinatario con un saluto adeguato al tono ed al contenuto della comunicazione. Nei messaggi professionali formali, “Egregio Sig. Rossi”, “Gentile Sig.ra Bianchi” o “Buongiorno Sig. Verdi” sono la formula più collaudata.
Nel caso in cui vogliamo rivolgerci ad una ditta e ne conosciamo soltanto l’indirizzo generico di e-mail, senza avere un nominativo preciso, possiamo indicare nella prima riga del testo “All’attenzione del responsabile selezione del personale”. Sappiate che nei casi più estremi un messaggio senza destinatario che obbliga chi lo riceve a impiegare il proprio tempo per capirlo e decidere a chi girarlo, potrebbe anche essere direttamente cancellato.
Nella prima frase o nelle prime due si dovrebbe estendere quanto indicato nell’oggetto, per invogliare ancor di più a leggere attentamente il curriculum vitae allegato. Teniamo bene a mente che “l’abito fa il monaco” quindi prima di firmare la mail, ringraziare chi ci legge per la sua attenzione, chiudere con un “Cordiali saluti” o “Distinti saluti” sarà più che adeguato.

A questo punto passiamo al curriculum vitae da allegare

Rispondiamo a questa domanda: quando dobbiamo interagire con una persona preferiamo vedere con chi abbiamo a che fare o preferiamo scoprirlo all’ultimo momento?
La prima cosa da fare è selezionare una foto carina per poterla inserire nel curriculum vitae. Ovviamente niente di sexy, scabroso, rilassato. Un primo piano sobrio, sorridente ma non troppo, una foto che calzi al profilo al quale ci stiamo candidando. Diamo risalto al volto evitando foto in canottiera ☺ o in costume da bagno!

PER UN CV CON I FIOCCHI CERCHIAMO DI AVERE CHIARO L’OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE E L’AZIENDA ALLA QUALE CI STIAMO RIFERENDO. Evitiamo tutte le esperienze lavorative dei quindici anni, anche se per noi hanno avuto un valore importante non lo hanno per chi ci sta selezionando, se queste non calzano o sono in antitesi al ruolo per cui ci stiamo candidando rischiano anche di squalificarci. Cerchiamo di essere semplici ed essenziali, chi ci seleziona non ha tempo!

Infine descriviamo le ”altre capacità personali”, ossia descriviamo chi siamo veramente e ciò che sappiamo ci possa distinguere dagli altri e offrire un valore aggiunto all’azienda o all’imprenditore.
Queste informazioni creano nel selezionatore un’immagine molto chiara, una possibilità in più rispetto ad chi scrive semplicemente :- mi piace leggere e stare in compagnia….

Senza sminuirsi è bene riportare le nostre abilità effettive. Ad esempio, mai dichiarare di parlare un ottimo inglese se poi non si è in grado nemmeno di presentarsi in lingua.

Impaginazione del curriculum vitae

Se usate uno schema preconfezionato come il modello di curriculum viate europeo va bene, ha uno schema ordinato. Ma se scrivete in altri formati (word) stampatelo e osservatelo bene prima di spedirlo, dà un senso di ordine, risaltano le informazioni chiave o al contrario è un testo ininterrotto che sembra più una lettera invece che un curriculum vitae ?
Se la risposta è la due? Miglioriamolo: poiché la forma cambia il contenuto.
Suggeriamo l’uso di un elenco puntato, molto utile se si deve esporre una serie di dati che riguardano quanto si è appena detto. Ad esempio:

Nome e cognome; ………………
Titolo di studio………….
Esperianza professionale…………etc.etc.

CON UN CURRICULUM VITAE COSÌ AVREMO LA SICUREZZA DI OTTENERE UN PRIMO COLLOQUIO?

Beh… di sicuro nella vita non c’è nulla ma almeno impariamo a comportarci “ in modo tale da aumentare le nostre possibilità di scelta” e di essere scelti, questo potrebbe farti raggiungere risultati davvero inaspettati !