Se c’è un problema c’è anche una soluzione

SE C’È UN PROBLEMA C’È ANCHE UNA SOLUZIONE

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.

Cari lettori di STRATEGIC PEOPLE NEWS,
procedendo nel nostro intento di fornire indicazioni utili e concrete ad ampliare le vostre capacità nel gestire complicate situazioni professionali o private, abbiamo pensato di fornirvi parte delle tecniche del Problem Solving Strategico che noi stessi utilizziamo, ricordandovi che, siamo degli specialisti nel risolvere problemi e nel raggiungere velocemente obiettivi, che ci avvaliamo esclusivamente dei nostri Modelli (Nardone model’s) da applicare per definizione a qualunque tipologia di problema o scopo da raggiungere e ad ambiti decisamente diversi tra di loro. Difatti Il modello di Problem Solving Strategico, basato su parametri di efficacia ed efficienza è, grazie ad oltre 20.000 casi trattati con successo in ambito clinico e oltre 500 interventi aziendali di successo, considerato il più efficace dei nostri tempi, proprio grazie al fatto che riesce a trovare soluzioni anche a quei problemi apparentemente irrisolvibili e in tempi estremamente rapidi. Del resto “ciò che funziona, funziona in tempi brevi”.

Durante il Medioevo un maestro della guerra cinese attraversò in viaggio l’Europa. A quel tempo i tornei cavallereschi nei quali si scontravano i campioni di diversi regni e principati permettevano di evitare le guerre, o di far decidere a chi dovesse andare in sposa la figlia del regnante.

Prima dell’inizio degli scontri cavallereschi, il maestro chiese ai sui ospiti di chiarirgli il funzionamento del torneo e questi spiegarono che il torneo si basava sullo scontro dei tre migliori campioni dei due principati ovvero: prima si sarebbero scontrati i due primi cavalieri, poi i due secondi cavalieri, infine i due terzi cavalieri. La squadra che totalizzava più vittorie avrebbe vinto.
A questo punto, il maestro della guerra cinese chiese se poteva dare un suggerimento e perciò propose al suo principe: “Fai combattere il tuo terzo campione con il suo primo, il tuo primo con il suo secondo, il tuo secondo il suo terzo. Vincerai due volte su tre anche se avrai perso il primo duello”. E così fu !

Questo aneddoto ci illustra come sia possibile, attraverso mirate strategie, trovare soluzioni efficaci a situazioni problematiche o difficilmente trattabili.
Caro lettore adesso prendi carta e penna e comincia a scrivere, stiamo per addentrarci nel processo di risoluzione strategica dei problemi.
IL LETTORE PRENDA IN CONSIDERAZIONE UN SUO PROBLEMA, non importa di quale natura esso sia in quanto un modello effettivo di problem solving deve essere applicabile a qualunque tipologia di ostacolo da superare. Una volta individuato il problema dobbiamo definirlo nella maniera più descrittiva possibile, ovvero analizzarlo nei termini:

  • COSA È EFFETTIVAMENTE IL PROBLEMA,
  • CHI NE È COINVOLTO,
  • DOVE SI VERIFICA,
  • QUANDO QUESTO APPARE,
  • COME FUNZIONA.

UNA VOLTA DEFINITO CONCRETAMENTE IL PROBLEMA SI CERCHI DI DESCRIVERE I PIÙ PICCOLI CAMBIAMENTI CHE, UNA VOLTA REALIZZATI, FAREBBERO AFFERMARE CHE ESSO È STATO RISOLTO.
In questo modo definiamo l’obiettivo da raggiungere per risolvere il problema.
Questi primi due passaggi sono essenziali; è molto meglio dedicare più tempo nella definizione del problema e nell’accordare l’obiettivo che cercare subito di muoversi nella ricerca delle soluzioni. Uno dei più grandi strateghi, Napoleone, insegnava proprio questo: “Proprio perché ho molta fretta, vado molto piano”
La prossima fase riguarda l’individuazione e valutazione di tutti i tentativi fallimentari messi in atto fino ad adesso per risolvere il problema. Questa è una fase cruciale per lo studio della soluzione in quanto una volta individuate in modo chiaro tutte le tentate soluzioni che non hanno avuto successo abbiamo automaticamente eliminato una serie di azioni da compiere o ripetere che non solo non risolverebbero la situazione ma al contrario, se reiterate, finirebbero per peggiorarla. Ricordiamoci che non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
Per facilitare l’individuazione delle tentate soluzioni il lettore si chieda adesso: “COSA POTREI FARE O NON FARE PER PEGGIORARE VOLONTARIAMENTE LA SITUAZIONE?” e cerchi di mettere nero su bianco un elenco delle risposte che troverà. “se vuoi drizzare una cosa impara prima tutti i modi per storcerla di più”.

Come si può ben capire, se riusciamo a individuare in anticipo ciò che può essere fallimentare creiamo in noi l’avversione verso tali possibili azioni.
A questo punto il lettore si chieda: QUALE SAREBBE LO SCENARIO O LA CONDIZIONE IDEALE OLTRE IL PROBLEMA? In pratica dobbiamo domandarci quale sarebbe lo scenario riguardo alla soluzione da cambiare, una volta che il problema fosse completamente risolto. In altri termini si deve di proiettare la nostra mente ad immaginare quali sarebbero tutte le caratteristiche della situazione ideale dopo aver realizzato il cambiamento strategico.
A questo punto, se il processo di problem solving è stato fatto accuratamente il lettore dovrebbe aver individuato ciò che va evitato per non ricadere nei soliti errori e, in special modo dovrebbe aver scoperto le possibili azioni da compiere per risolvere la situazione, e che fino ad adesso non erano state prese in considerazione.
Ma quando si ha un problema complesso da risolvere, al fine di costruire una strategia efficiente oltre che efficace, risulta utile partire dall’obiettivo da raggiungere ed immaginare lo stadio subito precedente, poi lo stadio precedente ancora, sino a giungere al punto di partenza. Il tutto in modo tale da suddividere il percorso in una serie successiva di stadi; ciò significa frazionare l’obiettivo finale in una serie successiva di micro-obiettivi che però prendono avvio dal punto di arrivo per tornare indietro sino al primo passo da eseguire. Questa strategia mentale contro intuitiva appare chiaro, permette di costruire agevolmente la sequenza di azioni da realizzare per risolvere un problema partendo dal più piccolo ma concreto cambiamento possibile.
Talvolta i problemi sono complessi al punto tale da richiedere non una sola soluzione ma una serie di queste in sequenza. Come nel gioco delle scatole cinesi o delle matrioska russe, aperta la prima se ne trova un’altra al suo interno da schiudere, dentro la quale ce n’è un’altra ancora e così di seguito sino all’ultima.
Di fronte a situazioni di questo tipo è fondamentale evitare di voler affrontare insieme tutti i problemi ma iniziare ad affrontare il più accessibile. Una volta risolto il primo passare al secondo e così via, mantenendo però fin dall’inizio la visione della globalità e delle interazioni possibili fra le concatenazioni tra i problemi. Così facendo si evita di perdersi nella ingestibile complessità delle interrelazioni mentre si opera concretamente, ma, al tempo stesso, si mantiene la visione dell’insieme.

Adesso non resta altro che iniziare ad applicare in modo costante quello che abbiamo scoperto e osservare i cambiamenti che inizieranno a prodursi.
Del resto come ci ammonisce Lichtenberg: “Non so se cambiando migliorerà la situazione, ma so che per migliorare bisogna cambiare”.

  • Per saperne di più potrete leggere:
    L’azienda vincente; M. Cristina Nardone, R. Milanese, R. Prato Previde, Ponte alle Grazie, 2012;
    • Problem Solving Strategico da Tasca; Giorgio Nardone, Ponte alle Grazie, 2009.
Se c'è un problema c'è anche una soluzione ultima modifica: 2016-04-30T15:49:00+00:00 da M. Cristina Nardone

L'Autore

CEO Strategic Therapy Center, specializzata in Comunicazione, Problem Solving e Coaching Strategico.