Nel panorama aziendale attuale, si fa un gran parlare di creatività e intelligenza emotiva. Spesso, però, questi temi vengono trattati con superficialità, riducendoli a slogan motivazionali che lasciano il tempo che trovano. Si dice che “tutti possono essere creativi” o che basta “dare spazio alle emozioni” per sbloccare il genio collettivo.
“Aspettare l’ispirazione è il modo migliore per restare fermi. Mentre il mondo celebra il mito dell’idea geniale che arriva per caso, il Problem Solving Strategico insegna che la creatività non è un dono del cielo, ma una tecnologia della mente. Non si cerca: si costruisce interrompendo ciò che non funziona.”
Vediamo come ribaltare la prospettiva tradizionale per trasformare la creatività in una tecnologia del cambiamento.
L’approccio tradizionale: Dice che per essere creativi bisogna osservare il “qui e ora” e ascoltare le emozioni del team per creare engagement.
L’ottica strategica: L’osservazione non basta. Per sbloccare la creatività, dobbiamo analizzare le “Tentate Soluzioni”: cosa è stato fatto finora per risolvere un problema o generare innovazione che non ha funzionato? La creatività strategica nasce dal rigore: solo individuando ciò che mantiene il problema (il “ridondante”) possiamo deliberatamente interromperlo per far emergere il nuovo. Non cerchiamo il “perché” delle cose, ma il “come” il sistema funziona o si blocca.
L’approccio tradizionale: Suggerisce di creare un ambiente in cui la curiosità possa emergere, accettando il fallimento come parte del processo.
L’ottica strategica: La creatività non emerge dal nulla, va provocata. Invece di chiederci come avere un’idea brillante, nel Modello Strategico utilizziamo la tecnica del “Come Peggiorare”: “Se volessi fallire deliberatamente nel mio progetto o bloccare ogni idea creativa, cosa dovrei fare o non fare?”. Questa domanda paradossale produce due effetti: identifica ciò che dobbiamo evitare e, per contrasto, fa emergere soluzioni originali che la logica lineare non avrebbe mai trovato. La gestione dell’incertezza diventa così una manovra tecnica, non solo emotiva.
L’approccio tradizionale: Sostiene che la creatività sia un processo collettivo basato sulla fiducia e sulla valorizzazione di ogni voce.
L’ottica strategica: Mettere insieme tante persone in un “brainstorming” spesso genera solo confusione o conformismo. In un’ottica strategica, la collaborazione funziona solo se prima si è definito l’obiettivo in modo chirurgico. Cosa vogliamo ottenere concretamente? Senza un obiettivo chiaro e concordato, il dialogo resta una chiacchiera improduttiva. La creatività di gruppo deve essere guidata da una strategia, non lasciata al caso.
L’approccio tradizionale: Invita a riflettere sui risultati e a imparare dai piccoli esperimenti.
L’ottica strategica: Noi parliamo della “tecnica della scalata”. Invece di partire dal presente e andare verso il futuro, immaginiamo che l’obiettivo sia già stato raggiunto. Guardando indietro dall’obiettivo realizzato, ci chiediamo: “Qual è stato l’ultimo passo fatto prima di arrivare?”. Questo permette di pianificare una sequenza di micro-azioni (il “piccolo passo”) che innescano un cambiamento minimo, capace però di generare un effetto valanga. La creatività diventa così una sequenza di azioni calibrate, non un’attesa dell’illuminazione.
Se vuoi smettere di girare a vuoto e iniziare a produrre risultati innovativi, ecco come trasformare i classici consigli in manovre strategiche:
Conclusione
La creatività non è magia, ma una disciplina. Abbandoniamo le banalità sull’intelligenza emotiva come “buonismo” e riappropriamoci della capacità di risolvere problemi complessi con eleganza e rigore strategico. Perché, come dice M. Cristina Nardone, “la realtà che percepiamo è il frutto delle nostre azioni: se vuoi vedere qualcosa di nuovo, devi fare qualcosa di diverso”.
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Ecco i testi fondamentali per approfondire l’approccio strategico presentato in questo articolo:
“Questi testi non sono semplici libri di management, ma veri e propri manuali di ‘tecnologia del cambiamento’. Studiarli significa aprirsi a guardare la realtà con occhi diversi per toccare il cuore dei problemi e risolverli.”
M. Cristina Nardone, è Ceo di Nardone Group – Executive Coach, Formatrice. Da anni guida leader e organizzazioni internazionali nell’applicazione del Modello Strategico ai contesti aziendali e alle performance umane.
Co-autrice di testi di riferimento come L’azienda vincente e Allenamenti vincenti, la sua missione è decodificare la complessità dei sistemi umani per trasformare i limiti in risorse. Non crede nelle soluzioni “preconfezionate”, ma nella costruzione sartoriale di strategie che permettano alle persone di superare se stesse e alle aziende di innovare attraverso il rigore del Counsel Coaching Strategico.
“La creatività non è un’attesa, è una manovra.”