Problem Solving Strategico: quando la tradizione incontra l’innovazione


Problem solving strategico, tradizione e innovazione

Ogni giorno, in ogni nostra azione, in ogni momento della vita, ci ritroviamo ad affrontare problemi. Chiunque tu sia o di qualunque lavoro tu ti occupi, le difficoltà da affrontare nella vita non mancano mai. Che sia di natura aziendale o personale, quando un individuo si trova di fronte ad una criticità, attua dei processi mentali per trovare una soluzione al problema. A riguardo, si sente sempre più parlare di problem solving: ma che cos’è veramente? Qual è la differenza tra il Problem Solving Strategico e un comune processo di apprendimento? E come si struttura la sua applicazione?

Il Problem Solving Strategico si può applicare a qualunque tipologia di problema e ad ambiti decisamente diversi tra di loro poiché la sua struttura si è venuta a creare grazie a una ricerca-intervento di tipo empirico-sperimentale applicata a centinaia di casi, tanto che il Problem Solving Strategico è stato basilare per la messa a punto dei “protocolli specifici di intervento terapeutico” che compongono il modello di psicoterapia breve strategica. In altri termini, è la metodologia su cui si fondano i diversi approcci di intervento breve strategico: la psicoterapia, il coaching, il counseling, la consulenza aziendale.

Anche il lettore poco esperto del settore può comprendere come per un’azienda che si trova in crisi la scelta di una consulenza o di un percorso di formazione e ristrutturazione della sua organizzazione possa essere non solo difficile ma anche rischiosa. Non è un caso che negli ultimi tempi le richieste rivolte ai cosiddetti “guru” della consulenza o ai “maestri” della formazione si siano fortemente contratte.

Riteniamo che questo ridimensionamento del mercato della consulenza e della formazione aziendale non sia un male ma una occasione di cambiamento poiché dal nostro punto di vista, come per altre discipline che si occupano di soluzione di problemi o di raggiungimento di obiettivi prefissati, anche la scienza del management e i suoi settori applicativi debbano essere strutturati come ambiti ove il rigore sia coniugato all’inventiva, la sistematicità alla creatività, all’interno di modelli flessibili e adattabili alle differenti caratteristiche di ogni azienda o organizzazione e capaci di adattarsi alle circostanze impreviste.

Tale cambiamento richiede un saltus logico che imponga la costante verifica dell’efficacia come unica forma di validazione di ogni intervento, aldilà di qualunque posizione teorica o convincimento ideologico. Questa prospettiva strategica prevede, inoltre, che nella pianificazione e realizzazione degli interventi mirati agli scopi produttivi e di successo, si tenga sempre a mente che anche le migliori soluzioni sono fallimentari se non tengono conto del fatto che un’azienda è un organismo vivente, un sistema composto di molte componenti che svolgono funzioni diverse e che l’insieme è ben più della somma delle sue parti.

Questo caso può apparire inadatto ad un contesto aziendale, ma solo agli occhi di chi non ha chiaro che le aziende sono fatte di persone, con tutto il loro bagaglio di complessità, credenze, convinzioni e autoinganni, ma siamo certi che spieghi bene un concetto: molti dei problemi che costruiamo e subiamo, sono determinati dalle nostre convinzioni e non tanto dalle nostre azioni, perché le nostre azioni sono determinate da convinzioni. Già Leonardo da Vinci diceva : “Nulla ci inganna più dei nostri giudizi”.

Il sistema azienda rappresenta una “qualità emergente” in grado di essere efficace per i suoi scopi solo se funziona armonicamente. Tale condizione inevitabilmente viene creata ed alimentata dalle relazioni tra gli esseri umani che vivono e che agiscono al suo interno, anche quando può sembrare che la complessità dell’organizzazione li travalichi, sono sempre e comunque gli individui e la loro cooperazione a costruire il successo o l’insuccesso di un’azienda.

Quando ci approcciamo a questo tema è inevitabile focalizzarsi sul fattore umano che crea, nutre e talvolta avvelena o distrugge l’organizzazione produttiva, con lo scopo di risvegliare l’attenzione sulle capacità dell’individuo e dei gruppi di persone all’interno di quell’organismo vivente che è l’azienda, in modo da sospingerne l’anelito vitale.

L’azienda che funziona come il migliore dei velieri sa catturare e farsi sospingere dai venti interni ed esterni alla sua organizzazione facendo si che ogni singola componente dell’equipaggio si senta artefice del successo.

Cambiamento - problem solving (primavera 2017)

“Cambia prima di essere costretto a farlo.”
Jack Welck

Sono trascorsi vent’anni da quando per la prima volta ci siamo occupati di intervenire su problematiche aziendali, applicando al campo delle organizzazioni le strategie di cambiamento e le tecniche di comunicazione sviluppate dal gruppo Nardone con i problemi umani e le loro soluzioni.
In questi due decenni il lavoro di ricerca-intervento per la messa a punto di soluzioni strategiche, così come delle modalità comunicative che le rendessero applicabili, si è evoluto parallelamente nel campo clinico e in quello manageriale un modello di Problem Solving Strategico del tutto originale, anche se dapprima sviluppato sulla scia della tradizione della Scuola di Palo Alto.

Questo modello innovativo per la soluzione dei problemi umani personali, relazionali e sistemici nelle sue applicazioni specialistiche ha originato una serie di specifici protocolli di trattamento per le più importanti patologie psicologiche e manageriali che spiccano per la loro efficacia ed efficienza, replicabilità, predittività e trasmissibilità.

Ciò sta a indicare che il modello di Problem Solving Strategico sviluppato ad Arezzo non è solo uno strumento capace di guidare alla soluzione di problemi in tempi brevi, bensì anche un approccio rigorosamente scientifico che si distingue dalle tante proposte di intervento ben poco rigorose, se non talvolta esoteriche, presenti sul mercato della formazione e della consulenza aziendale.

Il modello guida rigorosamente il problem solver a trovare soluzioni originali o ad adattare tecniche già applicate con successo alla stessa tipologia di problema, così come al calzare le modalità applicative alle peculiarità di ogni singolo sistema aziendale e organizzativo.

Per il problem solver strategico, infatti, non sono le spiegazioni interpretative che conducono a mettere a punto gli interventi risolutivi, bensì sono le soluzioni efficaci a spiegare il funzionamento dei problemi risolti.

In sintesi: un Problem Solver Strategico è come un esperto marinaio che, in mezzo all’oceano, cerca di prevedere e programmare le proprie azioni sulla base delle condizioni del mare in quel momento.

Problem solving post (primavera 2017)

Se vuoi approfondire alcuni dei temi affrontati nell’articolo, ti invitiamo a leggere quanto segue: