SOS Aiuto Dipendenze Nardone Model

DIPENDENZA ZERO – Liberarsi dalle dipendenze in tempi brevi

 

Il tuo SOS strategico per uscire dal tunnel e ritrovare la libertà.

Uscire dalle dipendenze è possibile.
Se ti senti intrappolato in un meccanismo compulsivo – sia esso legato ad alcol, droghe, gioco d’azzardo o dipendenze da internet,  affettive …– sappi che la soluzione non dipende dalla forza di volontà, ma dall’applicazione del metodo giusto.
Dipendenza ZERO è il protocollo di Counsel Coaching Strategico che agisce come un acceleratore del cambiamento, disinnescando la struttura stessa del problema fin dalle prime sedute.

Ti senti senza via d’uscita? Il problema non sei tu, è il meccanismo bloccato.

Molti percorsi tradizionali si concentrano sul “perché” hai sviluppato una dipendenza, cercando cause nel passato. Questo spesso non porta a cambiamenti concreti nel presente. Il nostro approccio, basato sulla tradizione scientifica della Scuola di Palo Alto, ribalta la prospettiva.

Non ci chiediamo perché sei intrappolato, ma COME funziona il tuo problema oggi. La dipendenza è spesso un’auto-cura maldestra per gestire uno stress emotivo intollerabile. Attraverso il principio del “cambiare per conoscere”, interveniamo per interrompere le tue tentate soluzioni disfunzionali, portandoti a una nuova consapevolezza attraverso l’azione concreta di sblocco.

 

Di quali dipendenze specifiche ci occupiamo ? 

  • Alcoldipendenza 
  • Tossicodipendenza 
  • Dipendenza da benzodiazepine e antidolorifici 
  • Dipendenza affettiva 
  • Dipendenza da internet, social media e dispositivi 
  • Shopping compulsivo 
  • Gioco d’azzardo o ludopatia

SCOPRI LE FASI DI UNA DIPENDENZA : Dall’Ebbrezza alla Perdita di Controllo

Ogni dipendenza si sviluppa inizialmente da comportamenti che tendono all’eccesso, diciamo “sopra le righe”, ad esempio, esagerare con l’assunzione di alcolici o farmaci o altre sostanze psicoattive, fare eccessivo shopping, uso di internet o gioco d’azzardo, etc.. 
Quando queste abitudini diventano problematiche, la persona che ci si trova in mezzo sa di dover affrontare il problema ma tende a rimandare, a sottovalutarne la portata alimentando la credenza del “smetto quando voglio”. 

Tutte le dipendenze patologiche si evolvono seguendo il sentiero, all’inizio silente, della tolleranza e assuefazione che porta ad un incremento progressivo fino al bisogno ripetitivo e continuo di agire quel determinato comportamento.

Vediamo nel dettaglio le fasi di sviluppo della dipendenza

  1. L’ebbrezza: ovvero la sensazione di euforia frutto della cascata del piacere che si attiva a livello sottocorticale, sperimentata in funzione alle reazioni gratificanti dovute ai propri comportamenti (e fino qui, nulla di patologico). Questo produce l’attivazione della ricerca continua di quell’ebbrezza, anche quando questa non viene raggiunta pienamente.

  2. La tolleranza o dose e relativa assuefazione: consiste nel bisogno di aumentare progressivamente la quantità, ovvero le volte in cui si tende a reiterare un determinato comportamento inizialmente gratificante. Anche in questa fase non si parla ancora di patologia, a meno che l’assenza di gratificazione non porti a uno stato di prostrazione e annientamento che può essere interrotto solo con la ripetizione del comportamento.

  3. La perdita di controllo: del proprio comportamento, della capacità critica relativa a sé, alla situazione e all’altro. Si assiste ad una riduzione della lucidità data da un esame di realtà alterato. A queste prime fasi seguono gli sforzi ripetuti per uscire dalla situazione, seguiti da continue ricadute che provocano sensi di colpa, vergogna, avvilimento, oltre che senso di sconfitta e crollo dell’autostima.

È importante sottolineare che l’emozione prevalente del piacere, come spinta a ricercare il comportamento gratificante, è presente solo nella prima fase (quella dell’ebbrezza).
Quando si entra nella seconda fase (tolleranza e assuefazione), e ci si rende conto che non basta più, che ne abbiamo bisogno sempre di più per avere gli effetti gratificanti desiderati, dobbiamo porci delle domande e intervenire.
Qui la ricerca spasmodica del piacere copre l’emozione principale che muove tale ricerca; perlopiù troviamo la paura, ma può essere anche la rabbia o il dolore.

Quando si entra nella fase 3, quella della perdita del controllo, si è instaurata una dipendenza. Ecco lo spartiacque, la linea di confine tra comportamento problematico e dipendenza. A questo punto risulta chiara la definizione di dipendenza nella sua disarmante semplicità: si è dipendenti quando non se ne può più fare a meno, a prescindere dalla quantità.

 

Tuttavia, dobbiamo chiederci: da cosa stiamo cercando di fuggire quando non riusciamo a fermarci? Non si abusa di sostanze o comportamenti per “stare bene”, ma per “non stare male”. Dietro la facciata di un finto piacere si nasconde un motore ben più potente e oscuro: la paura.

La paura, un’emozione di base, come tale non la dobbiamo andare a cercare, l’abbiamo già in dote; ci è necessaria perché incrementa la nostra capacità di gestire la realtà, ma superata una certa soglia ci blocca e ci rende incapaci di avere le idonee reazioni di fronte agli eventi. La paura è una percezione che scatena un’emozione che innesca una reazione psicofisiologica. L’ansia è l’effetto psicofisiologico di tale percezione-emozione. L’ansia come attivazione dell’organismo sino ad un certo livello permette di fronteggiare la paura, solo oltre il livello di soglia si trasforma in perdita di controllo delle proprie reazioni e può condurre al panico. Si innesca così la catena paura-panico-fobia-ossessione-compulsione.

La reazione naturale alla paura, quella che tutti noi mettiamo in atto istintivamente, è l’evitamento, che si trasforma in una trappola micidiale. Ogni evitamento accresce la paura stessa, confermando la pericolosità della situazione evitata. Chi si occupa di dipendenze sa che la via maestra dell’evitamento è il consumo di droghe, alcol e benzodiazepine. Così abbiamo visto come durante la pandemia si è registrato un aumento del consumo di benzodiazepine, inizialmente usate per lenire lo stress emotivo, così come la richiesta di supporto psicologico, per affrontare la solitudine, la depressione, l’insonnia e lo stress. Ugualmente è aumentato il consumo di alcol. Chi ha un disturbo da dipendenza è più vulnerabile nelle situazioni difficili a causa della difficoltà di gestire lo stress.

 

La Co-dipendenza

La co-dipendenza è stata inizialmente osservata nei contesti relazionali legati alla vita di coppia di alcolisti e tossicodipendenti. Tale problematica va considerata in modo multidimensionale giacché comprende varie forme di sofferenza (interiore, relazionale, sociale, economica, culturale) e annullamento di sé, associate alla focalizzazione delle proprie attenzioni ed energie sui bisogni e comportamenti di un partner dipendente da sostanze o da comportamenti.

Il motivo per cui la co-dipendenza ha catturato tanta attenzione derivava dall’osservazione dell’ostinazione con cui il co-dipendente cercava di mantenere lo stato disfunzionale o patologico. Il co-dipendente plasma la propria identità su questa condizione al punto che, quando l’alcolista o il tossicodipendente cerca di curarsi o guarisce, il co-dipendente si sente smarrito al punto di mettere in atto un repertorio di “sabotaggi” per riportare il tutto allo stato iniziale.
Questo stile relazionale disfunzionale è stato contemporaneamente studiato e approfondito dai due padri fondatori della teoria sistemica, Bateson e Watzlawick. Questa situazione si osserva in continuazione confrontandosi con le problematiche da sostanze.
Per questo motivo tutti i programmi di recupero per alcolisti e tossicodipendenti basano il loro percorso anche sulla cura della famiglia.

Si possono individuare i tratti distintivi del comportamento co-dipendente
facendo riferimento ai 4 criteri di Cermak
(1986)
:

1. Tendenza ad investire continuamente la propria autostima nel controllo di sé e degli altri, benché vengano sperimentate le conseguenze negative.
2. Propensione ad assumersi responsabilità altrui.
3. Presenza di stati d’ansia e mancata percezione dei confini tra sé e l’altro.
4. Abituale coinvolgimento in relazioni con persone multiproblematiche.

Come interviene il Modello di Counsel Coaching Strategico® sulle problematiche legate alla dipendenza? 

In prima battuta il Modello lavora sull’emozione prevalente che sta alla base del comportamento disfunzionale. Il Counsel Coaching Strategico interviene aiutando la persona nel riconoscimento e nella gestione dell’emozione che fa da motore alle azioni disturbanti che si vogliono cambiare.
Alla base ci può essere talvolta una credenza disfunzionale: anche qui interviene il Counsel Coaching Strategico aiutando la persona a generare in sé un nuovo punto di vista, un cambio di percezione che produce, di conseguenza, un cambio della sua realtà.

Da qualche anno viene sperimentata l’applicazione del Modello di Counsel Coaching Strategico® breve su casi reali di persone in trattamento residenziale per disturbo da dipendenza da alcol.
Questa applicazione nasce da una continua ricerca sul campo. Nasce da un vuoto metodologico che le mutate condizioni sociali e personologiche hanno generato.

Sono importanti due considerazioni nella complessità dell’argomento:

  • La prima è che chi lavora nel settore sa bene che l’approccio psico-educativo tradizionale non basta più nelle comunità terapeutiche, perché necessita di tempi lunghi ed i percorsi sono sempre più brevi, per scelte di governo sanitario.
    Rimane valido per le comunità lavorative o di vita che prevedono percorsi di 2-3-4 anni, senza uso massiccio di psicofarmaci e senza la presenza di disturbi psichiatrici su Asse 1.
    Il Modello Strategico è efficace come aggiunta all’approccio psico-educativo usato nei percorsi residenziali.
    Lo si può considerare con la funzione di TURBO, come acceleratore che consente di lavorare in tempi molto brevi sulle emozioni e generare un cambiamento attraverso le esperienze emozionali correttive ricercate già dalla prima seduta.
    Ha un solo limite: non è applicabile su tutte le persone in programma perché non tutte si possono trovare nel momento utile per assimilarlo (ci riferiamo al compenso psichico e all’assenza o uso minimo di benzodiazepine).
    Tuttavia, applicando il Modello in maniera continuativa, sia in seduta gruppale che individuale, una buona parte di residenti la si può raggiungere.

  • La seconda riguarda il cambiamento che il nuovo Millennio ha portato nell’uso di sostanze ed alcol. Si è passati dall’usare droghe e alcol per stare bene all’usarle per non stare male. Le sostanze psicoattive sono sempre più diventate un’auto-cura contro il malessere esistenziale. Questa condizione riguarda maggiormente la popolazione giovanile (forse per motivi statistici, in quanto la popolazione adulta era già cronicizzata). Questo fenomeno è esploso durante e dopo la pandemia, tanto da far parlare di Sindemia.

 

Il Nostro Impegno: Oltre il Sintomo, Verso la Soluzione

Di fronte a questo scenario complesso – in cui la dipendenza si trasforma da vizio in un disperato tentativo di auto-cura contro la paura e il dolore – gli approcci tradizionali spesso non sono più sufficienti. Serve un intervento capace di agire rapidamente sulle vere leve del cambiamento, sbloccando la persona prima che il problema si cronicizzi ulteriormente.

Per rispondere a questa esigenza, opera la Divisione Dipendenze di Nardone Group.

La Nostra Mission Mettere in campo interventi strategici e progetti di prevenzione per affrontare le vecchie e le nuove forme di dipendenza con un approccio efficace, rigoroso e non patologizzante.
Non ci limitiamo a gestire il sintomo, ma lavoriamo per scardinare le percezioni e le paure che lo alimentano.


Attraverso quali azioni vi supportiamo:

– Intervento Diretto: Progettazione e conduzione di percorsi individuali di Counsel Coaching Strategico® mirati a ottenere risultati concreti in tempi brevi.

-Prevenzione: Ideazione e gestione di progetti di sensibilizzazione e informazione sul territorio.

-Ricerca e Divulgazione: Produzione di contenuti scientifici e partecipazione a eventi per diffondere una nuova cultura del recupero.

Di quali dipendenze ci occupiamo?
Il nostro team di specialisti è preparato per affrontare e risolvere:
-Alcoldipendenza 
-Tossicodipendenza 
-Dipendenza da benzodiazepine e antidolorifici 
-Dipendenza affettiva 
-Dipendenza da internet, social media e dispositivi 
-Shopping compulsivo 
-Gioco d’azzardo o ludopatia

 

Fai il primo passo verso il cambiamento
Uscire da una dipendenza, o aiutare una persona cara a liberarsene, richiede coraggio e gli strumenti giusti.

La dipendenza non è una condanna: è una sfida che, se affrontata in modo strategico, può essere vinta. 

 

Scrivi una mail per raccontare il tuo caso alla “Direzione Dipartimento Dipendenze”  c.giuffredi@nardonegroup.org


Per urgenze chiama il 347. 6423234

[ Se invece vuoi formarti nel metodo Scopri l’Accademia e i nostri Corsi ]

Contattaci

Per qualsiasi chiarimento, puoi contattarci direttamente inviandoci la tua richiesta e indicando il tuo numero di cellulare per essere ricontattato.

Email: bdm@nardonegroup.org
 

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    https://www.nardonegroup.org/counsel-coaching-strategico-in-azione/

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